Potenza

Potenza, città  capoluogo, celebra il suo

Bicentenario (1806-2006)

Era l’ 8 Agosto del 1806 quando Potenza fu elevata a Capoluogo della Provincia di Basilicata per effetto della legge sulla suddivisione del Regno di Napoli, voluta da Giuseppe Bonaparte. Da allora prese avvio un ampio processo di modernizzazione della città , che determinò profonde modifiche nel suo assetto urbanistico, nella vita sociale, economica e culturale.

L’amministrazione comunale di Potenza, ha voluto ricordare quell’evento con significative manifestazioni storico-culturali ed una solenne cerimonia istituzionale che si ਠsvolta l’8 Agosto, nel Teatro Stabile cittadino.

Per effetto del nuovo ordinamento, alla città  capoluogo risultarono assegnate funzioni istituzionali diverse e più ampie rispetto a quelle dell’antico regime e, nel contempo, rafforzati ruoli e compiti della Provincia, finalmente intesa come unità  amministrativa territoriale, alla quale facevano capo i Comuni, anch’essi investiti di prerogative più complesse, per iniziare un lungo e difficile percorso che avrebbe portato la Basilicata verso livelli sempre più alti di modernizzazione e di unità .

Le celebrazioni si sono svolte nei giorni 8 – 9 e 10 Agosto con numerose manifestazioni: Occasioni di festa della collettività , scanditi dalla partecipazione di bande musicali per animare i diversi quartieri della città ; rievocazione storica con parate in costumi d’epoca; mostre e proiezione cinematografiche; un concerto sulle melodie della libertà ; una serata dedicata alla musica etnica e un’epigrafe in piazza Matteotti, sulla facciata del palazzo del Comune, nel ricordo del Bicentenario. Le celebrazioni si protrarranno fino a Dicembre e saranno dedicate, mese per mese, ad un tema specifico. Il calendario delle manifestazioni verrà  affisso nella sede dell’Associazione.

Potenza : natura, storia, tradizioni

Non sono in molti a conoscere la città  di Potenza come il capoluogo di regione più alto d’Italia (819 metri). Dipenderà  forse dall’immagine che si ha osservando la cortina di grattacieli che formano il nuovo centro urbano, la quale potrebbe far dubitare il visitatore sulla validità  di una sosta. A chi sa guardare, scrutare, indagare, non sarà  difficile capire che i parallelepipedi ritti contro il cielo non sono che una sola faccia della medaglia: quella moderna.

Adagiata tra un mare di colline, la città  à¨ un punto di partenza ideale per scoprire alcune delle aree paesaggistiche e storiche più interessanti della regione. Angoli intatti e solitari; appennini pennellati da boschi di cerri, castagni, faggi e abeti bianchi, da dove si dipanano strade sinuose in grado di toccare mete impensabili. Verde valli, rinfrescate da fiumi e sorgenti, dall’elevato valore naturalistico e rilievi montuosi costellati da torri e castelli e da caratteristici borghi in pietra che sono lì, a sfidare i secoli, con un fascino senza tempo.

CENNI STORICI. Il primo nucleo abitativo della città  si insediò in località  €œSerra di Vaglio€ intorno all’XI sec. a.C. quella che oggi rappresenta uno dei siti archeologici più importanti della Basilicata, con i resti del santuario a Mefite, dea indigena connessa alle sorgenti e alle virtù terapeutiche dell’acqua. Nel IV sec. gli abitanti del villaggio si spostarono dove oggi sorge la città . Nel III sec. divenne prefettura romana col nome di Potentia e poi importante municipium, seguendo le vicissitudini dell’impero fino alla sua decadenza. Nel V sec. subì l’invasione dei Goti durante la quale Potenza visse per decenni nell’ombra, finchਠgiunsero i Bizantini, a cui sembra si debba la denominazione di Basilicata (Basilischi furono i governatori che l’amministrarono). Intorno al 568 apparvero i Longobardi e alcuni anni dopo venne aggregata al Ducato di Benevento, passando poi sotto il Principe di Salerno Siconolfo. Sede vescovile, divenne città  demaniale e notevole importanza assunse durante la monarchia normanna per rientrare, successivamente con gli Svevi, nel piano della organizzazione e fondazione di nuove fortificazioni volute da Federico II. Nel 1273 Potenza subì il primo grave terremoto che rase al suolo la città . Alla fine del XIV sec. la Contea di Potenza passò ai Sanseverino. Durante il periodo aragonese il re Alfonso affidò la Contea di Potenza ai  Guevara, la cui famiglia contribuì fortemente alla rinascita culturale ed artistica della città  donando, tra l’altro, il castello ai cappuccini del convento di S. Antonio, che divenne poi la prima sede dell’ospedale S. Carlo. Nel corso delle lotte di predominio tra Spagnoli e Francesi, per la divisione del Regno, tutto il mezzogiorno d’Italia, ormai Vicereame spagnolo si avviò verso un declino politico e morale che sfociò, a Napoli, nella rivolta di Masaniello del 1647 (articolo sul prossimo Basilisco). Anche Potenza fu teatro di azioni di intolleranza antispagnola, facilmente controllate con atti di violenza a danno delle campagne, oramai stremate e spopolate. Nel 1694 un nuovo violento sisma colpì la città , ma i dominatori si adoperarono ben poco per il popolo potentino. La città  insorse più volte in nome della Costituzione del 1820-22, nel 1848 e il 18 Agosto del 1860, quando, prima nel meridione, si schierò contro il presidio borbonico.Gli anni successivi all’unificazione d’Italia, fino al primo conflitto mondiale, furono animati da lotte politiche guidati da valorosi lucani che, con il loro coraggio, offrirono la materia a pagine memorabili della storia lucana. Il 23 Novembre del 1980 la città  ha vissuto un altro evento drammatico, un sisma violentissimo i cui effetti oggi si leggono a stento nella città  da poco ricostruita, ma si conservano indelebili nella memoria del popolo potentino.

ITINERARI

Per approfondire la conoscenza della città  con le antiche porte urbiche, i palazzi nobiliari, l’architettura civile e religiosa, i parchi, i Musei e la Pinacoteca comunale, ਠindispensabile organizzare la visita in percorsi guidati che ne illustrano la storia e l’arte. Tuttavia, da qualsiasi parte si arrivi, Potenza si farà  notare.

Percorrendo la stravagante struttura del ponte sul fiume Basento, progettato nel 1969 dall’omonimo architetto Musumeci, si giunge, per un breve fuorirotta, al rione Cocuzzo, caratterizzato dai resti di una villa romana, di età  imperiale. In questo rione hanno sede la moderna Biblioteca Nazionale, inaugurata nel 1996, organizzata secondo le più moderne metodologie, che mette a disposizione un ricco patrimonio di documenti storici. il Seminario Pontificio regionale, ispirato agli edifici sacri romanici e l’Università  degli Studi della Basilicata. Da qui, attraverso l’utilizzo delle scale mobili, si punta dritto in piazza Mario Pagano, il vero €œcuore€ di Potenza. In origine chiamata piazza del Mercato (vi si svolgeva il mercato della Domenica), divenne successivamente piazza dell’Intendenza (poichà© vi si affacciava il Palazzo del governo, sede dell’Intendente) e poi, dopo l’insurrezione del 18 Agosto 1860 e la sostituzione dell’Intendente col Prefetto, piazza Prefettura. Intorno al 1870 fu intitolata a Mario Pagano, giurista nato a Brienza nel 1778 e giustiziato nel 1799 per la sua attiva partecipazione alla Costituzione della Repubblica Partenopea. La piazza ਠdominata dal Palazzo del Governo, sede degli uffici della Prefettura e dell’abitazione del Prefetto. Il lato occidentale della piazza ਠdelimitato dal Teatro intitolato al musicista potentino FrancescoStabile (1802-1861). Il teatro, che per struttura e apparato decorativo ricorda il San Carlo di Napoli, fu inaugurato il 26 Gennaio 1881 con una rappresentazione della Traviata di G. Verdi. La stagione teatrale presenta ogni anno in cartellone spettacoli di prosa e di teatro d’avanguardia, allestiti da compagnie inserite nel circuito nazionale ed ਠil fiore all’occhiello della vita culturale potentina. L’asse portante del centro storico cittadino rimane Via Pretoria, che ha conservato l’antico tracciato, da porta Salza fino al castello-torre dei Guevara, con la sua fisionomia di strada lunga e stretta, fiancheggiata da eleganti negozi.

LA CUCINA TRADIZIONALE

Fino a pochi decenni fa, attraversare le strade durante l’ora dei pasti costituiva una vera delizia per l’olfatto che si poteva inebriare con i soavi odori di cibi provenienti dalle mense dei potentini, quando la città  vecchia, intersecata da cento €œcuntane€, era racchiusa entro i confini segnati dalle quattro porte : San Gerardo, San Luca, San Giovanni e Portasalza. Era il tempo in cui i potentini avevano ancora l’abitudine di adattarsi nelle numerosissime taverne, cantine e c’ddar, per mangiare o bere un buon bicchiere di €œsottapera€, spillato direttamente dalla botte. I dati riportati nei documenti d’archivio, infatti, ci dicono che già  nel 1866 erano attive 75 osterie, 36 trattorie, nonchà© 243 esercizi di vendita di vino sfuso. La trattoria più antica che meglio di tutte ha rappresento la tradizione della cucina potentina ਠstata quella nota con il soprannome di Triminiedd’ che,  per i potentini veraci era sinonimo di trippa, una pietanza povera, ma gustosa. Un altro locale, famoso per il modo di cucinare il baccalà  a ciauredda, il capretto cac’ e ova e le zucchine a la scapece, era quello denominato: €˜u cirinzes. Alle cantine, munite di normale licenza, si affiancavano i numerosissimi c’darr, cioਠgli antichi sottani posti sotto il livello stradale dove si vendeva il vino nuovo di produzione propria ricordati, nella nostalgica poesia €œLu ceddar’ di Tanino Casentini:

Quand’era bell / quann’ s’ scennia / truvav’ lu brascier’/ e l’allegria:/ gn’era chi giuava la morra / e chi cantava / mentr’ lu pulvin / la neva l’ammenzeddava. / Trasìa lu braccial’ / e nu mancava lu signurin’, / a tutt’ quant’ / gn’ piascia queddu vin’ / e p’un scurzin’ di pan’ e nanzenga d’ savecicchie, / s’devertia tant’lu pover’/ ca lu ricch’..

Tranne qualche locale, specializzato nel preparare suffritt’ , baccalà  cu paparuli crusch’, e trippa, si trattava di modestissimi ambienti, frequentati da povera gente, dove venivano serviti, oltre al vino, braciolette di cavallo, involtini di cotenna, baccalà  in umido, la ciauredda,  lumache (marruche), che normalmente si raccoglievano nelle stoppie dopo le prime piogge e anche fave lessate e sgusciate, ceci abbrustoliti (cicir), castagne arrostite o semplici tarallucci detti oss d’mort’.

 PIATTI E PRODOTTI TIPICI

La città  di Potenza ha una tradizione gastronomica che condivide con la totalità  dei paesi lucani e che esalta la cucina genuina, €œriccamente povera€, basata sui prodotti propri dell’area mediterranea quali pane, pasta, carni ovine e suine, formaggio, peperoncino e vino. Un tempo, per la cottura del pane casereccio si ricorreva ai pochi forni pubblici a legna per cui si era costretti a prenotarsi (và©cita). Ancora oggi, anche se non si usa più panificare in casa, la panella cu la scorza tosta e scure, di diversi chili, costituisce ancora la forma di pane più richiesta a apprezzata da tutte le famiglie potentine. Tra le varie qualità  di pasta di casa, si ricordano i cavatell‘ o rascatiell‘, i ricchitell‘ o recchie di prievt’ e gli strascinari, di rinomanza tutta potentina. Molto apprezzati sono, soprattutto, gli strascinari a tre dita, detti triigghiazz‘ e, ancor di più, quelli a otto dita, detti strangulaprievt’ . Infatti molti comuni lucani hanno adottato questo tipo di pasta come piatto tipico  perchà©, per il loro gusto raffinato rappresentano, secondo una credenza popolare, il massimo della prelibatezza, tanto da poter indurre in tentazione anche il prete più intransigente che, sopraffatto dall’ingordigia, potrebbe mangiarne voracemente un  gran numero, da rimanerne strozzato. Non meno prelibati sono i maccaruni a lu fusiedd‘ (fusilli), altrimenti conosciuti come maccaron’ cu’ li fir‘ o cu’ li fascinedd’, che si ricavano avvolgendo i cilindretti di pasta, della lunghezza di circa 20 cm, attorno ad un ferro di calza (ferrett’) ; le lahane, i minuich (ferretti a sezione quadrata che si ottengono avvolgendo i bastoncini di pasta, lunghi 5 cm circa, attorno ad apposito ferro a sezione quadrata); i truoccoli o maccaronari (tagliatini), un particolare tipo di pasta costituita da una sorta di grossi spaghetti senza buco che si ottengono premendo un matterello scanalato, chiamato appunto maccaronaro, sulla sfoglia della pasta.; gli gnucchett’ e le manare (manatelle). La lavorazione delle manare, una volta specialità  propria dei mugnai, ਠdavvero difficile e necessita di grande esperienza. Condimento base della pasta casereccia rimane il ragù con lo €˜ntruppcc, pezzetti di carne ovina mista a carne suina. Sopra il condimento si mette il forte, peperoncino macerato nell’olio d’oliva e, sopra ancora, uno strato di ricotta salata grattugiata. Nella cucina locale occupano un posto di rilievo anche i formaggi, soprattutto di produzione caprina, come il cacioricotta, alimenti fra i più sani e completi, che costituiscono anche una risorsa economica, non trascurabile e i salumi, in particolare salsicce (la famosa luganega) e capocolli. Sono poi tipici del capoluogo lucano l’agnello, le beccacce alla potentina, nonchà© i cosiddetti mmugliulatieddi, (involtini di frattaglie), le focacce al miele e la mandorlata di peperone. Il vino a Potenza, come in tutta la Basilicata rappresenta l’identità  storica della coltura vinicola e della civiltà  contadina. Per tutto il tempo della vendemmia si usava esporre la €œfrasca€, cioਠun tralcio di vite o un ramo d’albero verde, sistemato in un angolo della porta di ingresso delle cantine e dei c’ddar’ per avvisare che era stata n’cignata la botte.

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